Due Cuori per un Grappino

Due Cuori per un Grappino

La storia di un amore può nascondersi nei versi di una poesia. O nella carta rossa di un cioccolatino dal doppio volto e con un nome birbante da vecchia piola. Il Grappino: anima alcolica vestita di cioccolato fondente dal 1962. «Nacque due anni prima del nostro matrimonio. Allora eravamo due giovani che “filavamo”. Giorgio mi invitò in laboratorio per vedere come creava quelli al liquore. Non sapendo cosa portargli in regalo, mi feci consigliare da mio padre. Banditi i fiori, troppo impegnativi, arrivai in corso Moncalieri con la grappa». Sorride Bruna Giorgio, 74 anni, quando ripensa a quella bottiglia di acquavite «così volgare» appoggiata sul bancone della Peyrano, la più nobile della casa del cioccolato torinese che serviva anche i Savoia. E sorride anche il marito, Giorgio, 79 anni, erede di quella storica famiglia. «Con una ponzetta, la padella con i beccucci che si usava per la colatura a mano, — racconta — sperimentai quel liquore per creare un cioccolatino». Nacque il Grappino, mitico cioccolatino della Peyrano. E una lunga storia d’amore. 

Il sito dell’azienda nata nel 1914, si apre con una vetrina di delizie autentico paradiso dei golosi. E una citazione della scrittrice Tina Grube. «Gli uomini sono come il cioccolato: all’inizio sono dolcissimi, poi salta sempre fuori il retrogusto amaro». Non il Grappino: cioccolatino d’altri tempi diretto e autentico come una stretta di mano.  «Conquistati da quella grappa invecchiata nei fusti di rovere andammo dal produttore, Revel Chion di Chiaverano, per sottoscrivere un accordo commerciale — ricorda Giorgio Peyrano —. Lo siglammo dandoci la mano, senza carte. A quel tempo valeva ancora la parola». Dura ancora oggi anche se i tempi sono cambiati. Nell’industria dolciaria. E nelle relazioni d’amore. «Quando ci iniziammo a frequentare, mio padre mi obbligava a rientrare a casa prima delle 23. Così, ci vedevamo fuori dalla mia scuola alla Crocetta. Uscivo alle 12, ma per avere qualche minuto in più per stare insieme, a casa raccontai che l’ultima campanella suonava alle 13», dice Bruna che scoprì della proposta di matrimonio dalla sorella. «Me lo annunciò in anticipo perché aveva origliato Giorgio che chiedeva la mano a mio padre». 

 Il matrimonio fu celebrato nel 1964. Bisognò aspettare che la futura signora Peyrano diventasse maggiorenne. Allora, la maggior età si raggiungeva a 21 anni. L’amore al tempo dei grappini richiede pazienza. E una delicatezza in via d’estinzione. «In alcuni alveoli di amido prestampati versiamo la soluzione con il liquore — dice il signor Giorgio —. Poi rivestiamo l’anima di cioccolato fondente». Dopo quattro ore di attesa, il grappino è pronto per essere incartato. Nei primi anni si faceva a mano. Poi, il successo obbligò a investire su un macchinario. «Il grappino fu, inconsciamente, l’apripista di una nuova tendenza nei cioccolatini al liquore — dice Bruna —. Prima di allora venivano prodotti con lo cherry, il maraschino, il cognac». Fu un successo. Non solo tra i clienti.

«Qualche volta lo dico con una battuta — aggiunge la signora —: grazie al grappino sono riuscita a farmi sposare». E a conquistare anche la famiglia Peyrano raffigurata in una foto d’epoca appesa in negozio. «Era il cioccolatino preferito di mia suocera. Ne mangiava uno appena arrivata in bottega». Il ritratto si trova ancora in corso Moncalieri. Scrigno di una tradizione da preservare. Al gusto di fave tostate dell’Ecuador mischiate all’orgoglio di una Torino che, prima di essere la città fabbrica della Fiat, era quella del Gianduiotto. E della Peyrano che negli ultimi anni ha fatto i conti con una crisi societaria, la chiusura del negozio di corso Vittorio e una rinascita capitanata dal ritorno al timone della famiglia. Non ha smesso di produrre il grappino. Cioccolatino apprezzato al nord e difficile da commercializzare perché molto delicato. «Negli anni Settanta, ci provò la Motta. Ma la loro produzione durò un anno». Oggi, è in vendita a un centinaio di euro al chilo. Ma li vale tutti. Come un matrimonio di 54 anni mai andato in crisi. «A volte borbottiamo come una pentola — ammettono i Peyrano —. Ma lo facciamo con il silenziatore. Il nostro segreto? In privato non parliamo di lavoro». Unica regola di un amore nascosto in un cioccolatino.

Link Articolo 

http://torino.corriere.it/tempo-libero/18_febbraio_14/due-cuori-un-grappino-cosi-sboccio-l-amore-peyrano-ba3906b4-1174-11e8-aabb-4214de70bbb8.shtml

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